Beh, a quanto pare siamo quasi giunti alla fine, Iris dice, meglio così, hai già scritto troppo. In realtà penso che abbia ragione.
Riporto qui di seguito un indice delle opere di Vojteh Ravnikar, che andrò a pubblicare anche sulla voce di Wikipedia. I progetti che ho trattato più approfonditamente in questo sito hanno, ovviamente, il link.
REALIZZAZIONI
- Allestimenti per la biennale di Arte Grafica di Lubiana, 2001
- Teatro di Nova Gorica, 1987 - 1994
- Casa Resljevi, Lubiana, 1985 - 1990
- Hotel Piran, Pirano, 1982 - 1986
- Casa della Cultura di Sezana, 1978 - 1980
- Municipio di Sezana, 1977 - 1979
- Cappella degli Sposi, Lipica, 1980 - 1982
- Casa per Affari, Sezana, 1985 - 1986
- Posta a Vremski Britof, 1978
- Scenografie Luigi Pirandello, 2003
- Scenografie Fernando de Rojas, Celestina, 1998
- Piazza Carpacciovega a Capodistria, 1996
- Restauro di una casa per mostre, Dutlovje, 1980
REALIZZAZIONI CON ROBERT POTOKAR
- Padiglione commerciale per la Papirografika, Lubiana, 1998
- Centro commerciale Mandrac, Capodistria, 1995 - 1996
- Biblioteca France Bevk, Nova Gorica, 1995 - 1999
- Nuova scuola elementare di Brinje, 1997 - 2000
- Scuola IEDC, Bled, 1998 - 2000
- Sala sportiva per il liceo Srecko Kosovel, 2001 - 2003
- Oggetto commerciale F1 Masarikova, Lubiana, 2000 - 2002
- Oggetto commerciale F2 Masarikova, Lubiana, 2005 - 2006
- Nuova scuola per la medicina di Celje, 2003 - 2005
PROGETTI
- Palazzo per la caccia di Godicevo, Bloke, 2003 - 2006
- Sepolcro per la famiglia Windischgratz, Planina, 2001
- Ricostruzione di casa Jancocic, Smartno, 2002
- Ricostruzione dell'antica porta Scopje, Capodistria, 2001
PROGETTI CON ROBERT POTOKAR
- Centro commerciale Bezigrajski, Lubiana, 2003 - 2006
CONCORSI
- Concorso per una nuova cappella a Ajdovsko, 1996
- Concorso Cerkev Podutik, 1995
- Concorso per il nuovo piano di Levigrado, 2003
- Concorso per il centro Potniski, Lubiana, 2002
- Concorso per un nuovo quartiere postale a Nova Gorica, 2002
1. Rendering di progetto, Ravnikar e Potokar
La topografia urbana della città di Celje è tipica di una piccola cittadina slovena: piccoli e dispersi edifici d'abitazione, monofunzionalità delle singole parti e il tipo introverso e chiuso in sè stesso del complesso degli ospedali, un insieme di volumi misti nella parte occidentale.
2. Plastico di studio
Lo spazio a forma triangolare dove trova posto il progetto di Ravnikar e Potokar (2003 - 2005) per la nuova scuola media di medicina non offre alcun tipo di appoggio al quale l'edificio potrebbe riferire la sua "storia urbana". In realtà l'oggetto costruito serve a costruire delle specie di zone di tamponamento (degli spazi aperti) che con la loro diversa struttura costituiscono un luogo di trapazzo tra il nuovo edificio e l'eterogeneità dell'ambiente circostante.
3. Il parallelepipedo vetrato delle scale.
I volumi costituenti di sottomettono all'idea di una "crescita" progressiva del complesso - dalla parte minore del parcheggio, attarverso la palestra, fino ad arrivare al triangolo in cui, dietro alla zona delle classi, si trova un parco.
4. Trasparenze nel cortile interno.
Proprio a causa della diversità e dell'eterogeneità dell'ambiente e dell'eccessivo grado di urbanizzazione del contesto, la scuola vuole presentarsi come un volume unitario; anche se il complesso è diviso nella zona dell'insegnamento, in quella degli uffici e in quella della palestra, ciò nonostante è connesso a formare un'unità grazie alla copertura che "va dal piccolo al grande".
La parte che trova meno espressione ed è la meno dominante in questa scuola è lo spazio pubblico. Questa parte della piattaforma d'entrata non è progettata affatto come un grande auditorium, ma proprio a causa di questa sua trasparenza serve ad essere un perfetto palcoscenico, che unisce il parco alla piattaforma e gli eventi che in essi trovano luogo: diventa in un certo senso uno schermo interno per gli avvenimenti.
5. Schema distributivo.
Il volume viene reso unitario soprattutto dal tetto, che sale dalla parte della palestra fino alla zona delle classi, ma anche dalle varie strutture a vetri (strutture che sono sia orizzontali che verticali) che portano a vedere il complesso come un unicum.
6. Interni. Zona delle classi.
E col finire di questo gioco di linee orizzontali e verticali, l'occhio cade sulla facciata lineare e per niente ambiziosa delle classi.
7. La facciata lineare delle classi.
In sostanza, l'elemento che più attrae nella costruzione della facciata e dell'architettura di Ravnikar è la strada che va dal parcheggio all'asilo nido vicino. E lo stesso succede nella facciata occidentale, dove variano i piani, le linee e i materiali.
8. Giochi di volumi.
Invece nella facciata centrale variano più che altro i volumi, che rendono la composizione molto più semplice; in essa il motivo centrale si pone sul volume dell'auditorium, che soppianta con la sua rilevanza il primo piano, al quale è collegato tramite la semplice e pulita facciata della palestra.
1. La nuova scuola elementare di Brinje
La nuova scuola elementare progettata da Ravnikar e Potokar tra il 1996 e il 2000 si trova lungo la strada di Brinje che porta a Lubiana, all'incrocio con il nuovo collegamento tra questa e la strada Grosupeljscica. L'accesso alla palestra, come l'accesso alla scuola, si trova sull'altipiano al livello dell'incrocio. L'accesso al livello inferiore, al guardaroba e alle classi per l'insegnamento elmentare, si ha attraverso le scale che passano per l'anfiteatro al livello superiore.
2. Lo spazio vuoto tra i due blocchi principali delle classi.
L'orientamento dell'intero complesso e la sua linearità seguono il principio della struttura della valle che si sviluppa lungo il fiume Grosupeljscica.
3. Le piante del piano terra e del primo piano.
A causa della distanza tra i complessi delle classi, si forma uno spazio vuoto, che è orientato da sud a nord lungo il fronte dell'edificio.
4. La palestra.
Questo spazio vuoto definisce il motivo centrale della sala destinata ad eventi di vario tipo (l'anfiteatro).
5. I "soliti" cromatismi alla Ravnikar.
Se si aprono i due rivestimenti vetrati si riesce ad avere un collegamento tra i vari spazi dell'edificio e con questo ad un unico spazio destinato a molteplici eventi.
6. L'ingresso principale.
1. Plastico delle casette.
La ricostruzione delle case Jancocic a Smartno, nei colli goriziani, vengono progettate da Ravnikar nel 2002. I due edifici vengono rappresentati da una casa d'abitazione a due o tre piani, localizzata nella parte edificabile accanto alla chiesa del paese e al fienile, senza avere alcuna altra costruzione nel mezzo.
2. Pianta del complesos edificato.
A causa della forma particolare del terreno sul quale sorge il paese di Smartno, la casa che si trova vicino alla chiesa, cioè in quella parte del terreno più alta, è a due piani, mentre quella situata lungo la strada, più bassa, è a tre piani. La costruzione nel suo complesso è destinata all'uso di case di vacanza.
3. Il plastico dall'alto.
Ogni piano e quindi ogni casetta ha il suo ingresso indipendente dall'esterno. La cantina, che collega i due edifici, rappresenta lo spazio comune di incontro e vi si trovano una sauna e un deposito. Il piano della cantina, che sempre a causa della conformazione del terreno, si trova al piano terra guardando dalla strada. Anche lo spazio della stalla è stato modificato in uno spazio dove si può abitare.
Il volume è reso uniforme dall'inserimento dei due "palchi" destinati a studiolo e camera da letto.
L'intero complesso delle due case sfrutta la distanza delle due linee stradali tra cui si situa e con esso forma un gradino che contente l'entrata indipendente alle due casette.
Il sepolcro per la famiglia Windischgratz, progettato da Ravnikar nel 2001, non è solamente un ricordo alla memoria dei defunti, ma è soprattutto un monumento - eterno testimone della presenza dei Windischgratz nella regione denominata Notranjska, vicino a Planina, nella Slovenia occidentale.
1. Schizzo progettuale, Ravnikar
Il sito dove un tempo trovava posto la cappella ora demolita, avrebbe dovuto essere indicato come punto centrale (dell'incrocio e del punto sia di partenza che di quello centrale) e avrebbe dovuto designare la memoria del celebre passato della famiglia.
2. Inserimento progettuale
L'allocazione della precedente cappella demolita in stile pseudoromano, assume nelle intenzioni dell'architetto l'accesso concettuale al sepolcro progettato, lì dove il suolo, segnato da una piattaforma incisa in cemento armato o sassosa, viene tagliato dalla croce: quindi, punto d'intersezione geometrica. Questo diventa in seguito non solo intersenzione della parte profana (la croca terrestre), ma punto di origine della croce santa di Gesù Cristo, come simbolo sacro.
3. Il monolito in granito e la croce perforante.
La piattaforma, che circonda e definisce la posizione della croce, è destinata alla funzione di "foglio di annotazione eterna" (lo vediamo dal primo schizzo). Il profilo della croce si incide come un negativo nella parte in verticale, dove il massiccio muro di granito (che misura 8m per 4m e uno spessore di 50cm) assumr la maestosità del suo imperituro significato.
Il monolito di pietra, tenendo conto della sua massa, crea il passpartout al simbolo della croce, che marca la mancante visuale dell'area boschiva circostante.
1. Schizzo di progetto, Ravnikar
2. Schizzo di progetto, Ravnikar
Come ormai ho iniziato a fare, comincio la mia trattazione di questo progetto di Ravnikar, che lo impegna dal 2003 al 2006, con la presentazione di alcuni schizzi realizzati di suo pugno e che mettono nuovamente in evidenza come questo architetto sia particolarmente amante del colore e degli effetti che esso, anche se non direttamente rispondente alla realizzazione finale, può dare alle sue idee.
3. Schizzo acquarellato, Ravnikar
Il palazzo della caccia di Godicevo si presenta come un progetto in contrasto con la tradizione dell'architettura slovena moderna, in quanto si tratta di una costruzione che trova inserimento in una natura intatta e incontaminata; a sua volta tuttavia allude al pensiero di "villa" come perfetta coesistenza tra "cosa costruita dall'uomo" e spazio naturale selvaggio.
4. Lavori in corso.
Si tratta di un tipo di edificio che con la sua precisa linearità ricostruisce un quilibrio perfetto tra la costruzione e la natura circostante.
5. Il plastico.
La parte proporzionalmente ampia degli spazi viene così ripartita lungo gli strati naturali del terreno.
La forma della struttura, che si trova leggermente sopraelevata rispetto al terreno (un po' come se fosse spostesa in aria), afferma la sua prevalenza rispetto allo spazio circostante e allo stesso tempo dà ai fruitori e abitanti la possibilità di godere del meraviglioso panorama all'intorno nella maniera più ampia possibile.
6. Veduta degli interni dal plastico, primo piano.
La parte centrale è composta da due piani e presenta come elemento principale un imponente camino, una sala da pranzo e una galleria di foto, armi e trofei di caccia, che rappresenta il cuore della villa.
7. Veduta degli interni dal plastico, piano terra.
Nell'ala destra e nell'ala sinistra al primo piano si trovano le camere da letto, mentre al pianoterra nella parte sinistra del salone della caccia ci sono la sala dei servizi e la cucina; nella prte destra invece trovano spazio lo studiolo e la biblioteca.
8. Lavori in corso. Retro.
Quest'ultima parte è legata alla zona notte da scale interne.
9. Il contesto.
La parte della scudera per due cavalli, del garage, del deposito, della piccola officino e dello spazio tecnico per il riscaldamento è separata dall'asse centrale del palazzo, ma è comunque legata all'arteria comunicativa principale.

Restituendo ciò che gli venne strappato durante l’infanzia e l’adolescenza, l’uomo potrà forse tornare in possesso di quei regni di “ luxe, calme e voluptè” che si era costruito sotto le coperte, sotto i tavoli, acquattandosi nelle cavità della terra, soprattutto negli stessi ingressi angusti; quando ci si renderà conto che il benessere sta nel chiaroscuro dei recessi tattili e morbidi della sola igiene possibile, quella dei desideri prenatali, allora si potranno ricostruire le case circolari, sferiche e irregolari di cui l’umanità ha conservato il ricordo sin dal tempo delle caverne fino alla culla e nella tomba, nella propria visione di una vita intrauterina che nulla conosce di quella estetica della castrazione chiamata moderno. Valorizzando questi progetti con ciò che si è acquisito dalla vita reale, questo ritorno non sarà un ritorno al passato bensì un vero progresso, basato sulla potenzialità dei nostri desideri più forti (forti perché latenti ed eterni), la possibilità di essere liberati normalmente. L’intensità di questi desideri non è cambiata molto dal periodo in cui l’uomo non era che un selvaggio, tuttavia è accaduto che le forme e le soddisfazioni di questi desideri siano state infrante e disperse su di un piano più vasto; di conseguenza, a causa della loro stessa degenerazione e – indeboliti sino al punto di perdere, assieme all’intensità, il senso della giusta realtà e della quiete – hanno finito col preparare la strada a quella aggressività autopunitiva che caratterizza i tempi moderni.
T. TZARA, D’un certain automatisme du Goüt, in Minotaure, n. 3-4, dicembre 1933, p. 84
In seguito vedremo un altro progetto di Ravnikar caratterizzato da grandi superfici vetrate semi-trasparenti (più a specchio per la verità): la posta di Zara.


